
La guida digitale che avete davanti a voi vi aiuterà a esplorare in autonomia il Museo all’aperto del Kolovrat. Vi guiderà attraverso una complessa rete di trincee di tiro e di collegamento su più livelli, attraverso posti di comando e di osservazione, postazioni di mitragliatrici e di artiglieria, nonché caverne. Nella guida sono raccolte informazioni pratiche per i visitatori, la mappa del percorso con traccia GPX e 8 punti interpretativi con immagini, oltre a ulteriori vantaggi per i visitatori.
Con l’acquisto contribuite alla conservazione del patrimonio del fronte dell’Isonzo – del Museo all’aperto del Kolovrat, curato dall’ente “Fundacija Poti miru v Posočju” di Kobarid (Caporetto).
Equipaggiamento: scarpe e abbigliamento da trekking, torcia elettrica. Nei mesi estivi protezione solare e acqua; nei mesi più freddi abiti più pesanti e giacca a vento.
Accesso: dalle direzioni di Tolmin, Kobarid (Caporetto) o Cividale del Friuli/Čedad.
Apri in Google Maps >>
Parcheggio: gratuito, proprio accanto al Museo.
Ulteriori informazioni: presso il Walk of Peace Info Point sul Kolovrat (aperto da maggio a settembre).
Durata: 1–2 ore
Livello di difficoltà: facile
Lunghezza totale: circa 1 km
Dislivello salita/discesa: circa 130 m
Limitazioni: non adatto a persone con disabilità motorie.

Il Kolovrat è uno dei punti più visitati e meglio conservati del Walk of Peace dalle Alpi all’Adriatico, che offre ai visitatori una vista panoramica su tutta l’area del fronte, dal Monte Rombon sopra a Bovec fino al Golfo di Trieste.
Prima della Prima guerra mondiale, lungo la cresta del Kolovrat correva il confine tra l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia. Allo scoppio della guerra nel 1914, l’Italia rimase inizialmente neutrale, ma l’anno successivo entrò nel conflitto e nel maggio 1915 attaccò l’Austria-Ungheria. Il fiume Isonzo (Soča) e le alture sovrastanti divennero il teatro del fronte dell’Isonzo, un campo di battaglia lungo 90 chilometri situato lungo il confine sud-occidentale dell’Impero austro-ungarico.
L’esercito austro-ungarico predispose la propria difesa lungo la catena del Krn (Monte Nero), sulla riva sinistra dell’Isonzo. La cresta del Kolovrat, sul lato opposto della valle, fu occupata dall’esercito italiano, che vi costruì una linea di difesa fortificata. Nel sistema delle posizioni italiane dell’Alta Valle dell’Isonzo, questa rappresentava la terza linea difensiva e costituiva un’importante posizione strategica, con un sistema di trincee, caverne, rifugi e posti di osservazione.
Le posizioni sul Kolovrat furono utilizzate dall’esercito italiano fino alla Dodicesima Battaglia dell’Isonzo, nell’ottobre 1917. In quel momento l’Austria-Ungheria, con l’aiuto dell’alleata Germania, lanciò un violento attacco contro le posizioni italiane nella Valle dell’Isonzo. In soli due giorni di combattimenti, le unità tedesche conquistarono la cresta del Kolovrat, dopodiché la guerra si spostò sul territorio italiano. Lo sfondamento della linea difensiva italiana nella Dodicesima Battaglia dell’Isonzo rappresentò uno dei momenti di svolta più drammatici dell’intera Prima guerra mondiale.
I resti che oggi si possono vedere nel museo offrono uno sguardo sull’aspetto e sul funzionamento delle postazioni italiane sul fronte dell’Isonzo. Riflettono la dura realtà della guerra in montagna: esposizione, isolamento e necessità strategica di combattere in un ambiente simile.

Dal parcheggio, dirigetevi verso lʼInfo Point e salite le scale. Al primo bivio proseguite a destra fino al primo punto.
Le trincee di collegamento erano fondamentali per i soldati, poiché consentivano spostamenti più sicuri tra la prima linea di tiro e le retrovie.
Quest’area fu pesantemente bombardata durante la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo; l’intensità dei bombardamenti è ancora oggi visibile sul terreno, come mostra anche l’immagine lidar con i numerosi crateri delle esplosioni.
Con il bombardamento il nemico cercava di impedire l’arrivo delle unità di riserva alla prima linea.
Preparate la torcia elettrica. Nella trincea, al primo bivio girate a sinistra e poi nuovamente a sinistra.
Questo punto panoramico serviva per osservare e monitorare i movimenti del nemico e per dirigere l’artiglieria.
I posti di osservazione erano costruiti in luoghi dai quali l’esercito italiano poteva controllare dalla cresta:
• le posizioni austro-ungariche sulla testa di ponte di Tolmino,
• le colline di Kozlov Rob e Mengore (Colle Santa Maria),
• nonché la prima linea in alta montagna: Mrzli vrh (Monte Mrzli), Sleme e Batognica (Monte Rosso).
Ogni posto di osservazione era dotato di binocoli e di un collegamento telefonico con l’artiglieria e con il comando. In questo modo gli ufficiali dirigevano direttamente il fuoco dell’artiglieria e allo stesso tempo osservavano i movimenti delle unità nemiche.
Seguite le indicazioni e tornate nella trincea di collegamento, dove svoltate a sinistra. Al bivio tenete la sinistra e seguite la trincea fino all’ingresso della caverna. Scendete lungo la scala a chiocciola attraverso la caverna e proseguite fino allʼuscita.
Questi spazi servivano come alloggi per i soldati e come depositi per l’equipaggiamento.
Sul Kolovrat non ci furono combattimenti diretti fino alla Dodicesima Battaglia dellʼIsonzo, perciò la maggior parte dei soldati viveva in baracche e tende sul versante meridionale della cresta.
Le caverne venivano utilizzate durante i bombardamenti di artiglieria sulle posizioni. Questi rifugi sotterranei erano sicuri anche contro proiettili di grande calibro.
Quando possibile, i soldati costruivano le caverne con più ingressi/uscite. In questo modo garantivano una via di fuga sicura nel caso in cui uno degli accessi fosse stato bloccato o occupato dal nemico.
Salite le scale. In cima alle scale svoltate a sinistra verso il punto panoramico.
Da qui si apre un ampio panorama sulla valle dell’Isonzo e sulle montagne circostanti, che tra il 1915 e il 1917 furono parte del campo di battaglia del fronte dell’Isonzo.
Ai piedi della cresta, presso Tolmin, si trovano il Piano di Volče e il rilievo di Mengore, parte della prima linea di combattimento. Proprio qui, unità tedesche altamente motivate, utilizzando elementi della nuova tattica di combattimento chiamata “guerra lampo” (Blitzkrieg), sorpresero il nemico durante la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo.
In soli due giorni i soldati, equipaggiati con circa 30 kg di materiale da combattimento, risalirono da Mengore fino alla cima del Kolovrat, sfondando e distruggendo tutte e tre le linee difensive italiane.
Tornate alle scale e svoltate a sinistra nella trincea. Percorretela e, poco prima della fine, svoltate a destra verso l’alto fino alla postazione di mitragliatrice.
Da questa posizione protetta le squadre controllavano l’accesso alla cresta. Oltre all’artiglieria, le mitragliatrici furono le armi che durante la guerra causarono il maggior numero di vittime.
La posizione della mitragliatrice aveva un’importanza strategica, poiché con il proprio fuoco poteva fermare completamente un attacco nemico.
Con una posizione ben scelta e una cadenza di tiro fino a 650 colpi al minuto, la mitragliatrice poteva sostituire un’unità di 80 soldati.
Dopo pochi passi, girate a destra e salite le scale in legno. Proseguite dritti lungo il sentiero fino alla cima della cresta, che potete vedere proprio di fronte a voi.
La cima della cresta offriva una vista strategica su tutta la linea del crinale e sulle retrovie.
Quando i soldati tedeschi conquistarono la quota “Na Gradu” (1114 m), si aprì loro la visuale sulla valle del fiume Iudrio/Idrija, sulla valle del Natisone/Nadiža e sulla pianura friulana, raggiungendo così il primo obiettivo della comune offensiva austro-tedesca.
Verso ovest la cresta sale fino alla cima del Kuk (1243 m), poi scende verso Livek (Luico). L’intera area era attraversata da oltre 20 km di trincee della terza linea difensiva. I crateri delle granate testimoniano ancora oggi la violenza dei combattimenti nella Dodicesima Battaglia dellʼIsonzo.
Da Livek, il pendio risale e conduce gradualmente verso ovest fino al Matajur (1642 m), conquistato da un’unità tedesca al comando del tenente Erwin Rommel nella Dodicesima Battaglia dellʼIsonzo. La conquista del Matajur, lo sfondamento lungo la valle da Tolmin a Kobarid (Caporetto) e avanti verso ovest e la conquista delle montagne circostanti permisero alle truppe tedesche e austro-ungariche di penetrare nella pianura friulana. Il quarto giorno dellʼoffensiva gli attaccanti conquistarono la città di Udine e proseguirono poi verso il fiume Tagliamento, dove incontrarono i primi seri tentativi di arrestare lo sfondamento, anche a causa di ponti distrutti. Dopo aver attraversato il Tagliamento, continuarono l’avanzata fino al Piave, dove si arrestarono.
Superato il cippo di confine, svoltare a destra e scendere lungo il sentiero (in direzione di Trinški vrh/Monte Piatto). Proseguite scendendo le scale, poi al bivio svoltate a destra nella trincea.
La progettazione delle trincee proteggeva i soldati dalle esplosioni e dal fuoco diretto.
Dove il terreno lo permetteva, le trincee di collegamento e quelle della prima linea venivano scavate con un andamento a zig-zag.
Queste trincee a zig-zag garantivano ai soldati una maggiore sicurezza. Durante i bombardamenti di artiglieria o gli scontri ravvicinati, la trincea aumentava le possibilità di sopravvivenza: un soldato poteva restare nascosto dietro un angolo che assorbiva la forza dell’esplosione e i frammenti delle granate.
Dopo undici offensive italiane, l’esercito austro-ungarico, con l’aiuto dei rinforzi tedeschi, riuscì a lanciare un contrattacco che, dopo 29 mesi di combattimenti, pose fine alle operazioni lungo il fronte di 90 chilometri sull’Isonzo. L’ultima offensiva portò la pace nella valle dell’Isonzo e nel Carso, ma sul territorio italiano i combattimenti durarono ancora un anno.
Il fronte dell’Isonzo causò più di un milione di vittime e lasciò dietro di sé una devastazione immensa.
Alla fine della trincea scoperta, scendete le scale a sinistra fino in fondo e seguite la segnaletica che vi condurrà all’ultimo punto del percorso tematico.
Sebbene la Prima guerra mondiale sia terminata nel 1918 lasciando dietro a sé gravi conseguenze, non portò a una pace duratura. Le tensioni in Europa continuarono a crescere e portarono progressivamente a un nuovo conflitto mondiale, scoppiato nel 1939.
In questo luogo si trovano i resti di una caserma. Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1947, la Jugoslavia costruì lungo il confine con i paesi vicini una rete di piccoli avamposti militari chiamati “karavle” (posti di guardia). Il loro scopo era la difesa del confine e la prevenzione dei passaggi illegali. La caserma sul Kolovrat, in cui erano normalmente di stanza circa 25 soldati, rimase attiva fino al 1974.
Seguite il sentiero per tornare al punto di partenza. Poco prima di arrivare all’Info Point, potete svoltare a sinistra verso la cima del Trinški vrh/Monte Piatto per prolungare l’esplorazione.
Oggi il patrimonio del fronte dell’Isonzo è collegato nell’itinerario escursionistico Walk of Peace dalle Alpi allʼAdriatico, lungo oltre 500 km, che include più di 300 siti tra Slovenia e Italia. Con visite guidate è possibile esplorare anche altri musei all’aperto e vivere la storia sul posto.
Con una visita rispettosa contribuite a preservare uno spazio in cui natura e memoria raccontano in silenzio le storie del passato. Grazie per la vostra visita!
Vi offriamo sconti che potete utilizzare presso:
La guida digitale è stata realizzata grazie alla collaborazione tra lʼente “Fundacija Poti miru v Posočju”, lʼAgenzia turistica Soča Valley d.o.o. e il Museo di Kobarid.
Colophon: preparazione dei contenuti: Ente “Fundacija Poti miru v Posočju”, Kobariški muzej; ideazione e supporto digitale: Soča Valley d.o.o.; foto: Jure Batagelj, Matevž Lenarčič, Žiga Koren, Turizem Dolina Soče, Željko Cimprič, Tamino Petelinšek, Schirra & Giraldi, PromoTurismoFVG; foto dʼarchivio: Kobariški muzej, Mitja Juren, Marco Mantini; panorama dal Kolovrat: Damijan Leban; revisione/traduzione: Jaka Fili, Peter Crisetig; progetto grafico: Urška Alič, Matic Leban; creazione del sito web: Lampret.net; Kobarid 2026.
Prosegui sul sito web “Walk of Peace dalle Alpi allʼAdriatico” >>
Walk of Peace dalle Alpi allʼAdriatico, Una storia di guerra e di pace (brochure)
Walk of Peace dalle Alpi allʼAdriatico, Seguendo i luoghi della Grande Guerra (guida cartacea)
Walk of Peace dalle Alpi allʼAdriatico, Fronte isontino 1 : 30.000 (Parte nord & Parte sud), Carta storico-turistica